Disturbi Alimentari: la Famiglia come Risorsa

Le dinamiche familiari come fattori di rischio e come alleate nel processo di guarigione

 

Quante volte abbiamo sentito dire che dietro a una ragazza anoressica ci sarebbe una madre invadente e un padre assente? Forse un’infinità!
Magari fosse così semplice!
In realtà i fattori di rischio che predisporrebbero un soggetto allo sviluppo di un Disturbo del Comportamento Alimentare sarebbero tantissimi e di diversa natura.

 

Ma cosa sono i fattori di rischio?

 

Si tratta di variabili che sommate insieme possono rendere un individuo più predisposto allo sviluppo di uno di questi disturbi.

Possono essere:

  • Individuali, cioè che appartengono alla persona stessa. Come le caratteristiche demografiche (sesso femminile, ceto medio alto…), determinate caratteristiche psicologiche ( perfezionismo, impulsività, ansia…), specifiche caratteristiche fisiche (Diabete di tipo 1, fattori perinatali..), ma anche aver subito abusi, traumi o altri eventi avversi.
  • Familiari, come  l’avere altri familiari che hanno sofferto di un disturbo alimentare, di obesità o di altri disturbi psichiatrici. Ma anche e soprattutto il contesto familiare in cui un soggetto cresce.
  • Socioculturali, come ad esempio l’idealizzazione della magrezza e l’influenza dei mass media.

 

Quale può essere il ruolo della famiglia?

 

Esistono caratteristiche “TIPICHE” delle famiglie in cui vi è una persona con DCA?
Sicuramente non possiamo parlare di caratteristiche che troviamo in tutte queste famiglie.
Risulta importante però tenere presente quali possano essere le dinamiche che più spesso sono state trovate associate al contesto familiare per poter poi costruire un percorso terapeutico efficace e che possa davvero aiutare l’individuo.
Andiamo adesso a vedere quali sono:

 

  • Invischiamento
    Sono le cosiddette “famiglie con le porte aperte” (Minuchin). Qui troviamo mancanza di confini tra gli individui con conseguente confusione delle funzioni e dei ruoli. Non c’è autonomia né spazi personali.

 

 

  • Rigidità
    Ogni famiglia ha le proprie “regole” di relazione (Don Jackson, 1971). Tali regole devo essere flessibili per permettere processi di cambiamento, specialmente durante le fasi di transizione del ciclo vitale.
    E’ stato riscontrato che, nelle famiglie dove sono presenti dei disturbi del comportamento alimentare, a volte le regole familiari non sono flessibili e modulate in relazione all’età, ai bisogni e alle capacità dei figli.

 

  • Iperprotettività
    Spesso il soggetto con D.C.A. cresce protetto dai genitori, che si focalizzano solo sul suo benessere. Questo porta spesso allo sviluppo di un perfezionismo ossessivo e un’attenzione particolare su sé e sui segnali delle altre persone.

 

  • Evitamento del conflitto
    In queste famiglie si ha la tendenza ad evitare che la conflittualità o il disaccordo vengano fuori per paura di una eventuale rottura.

 

  • Attenzione ai temi dell’aspetto fisico
    Le famiglie in cui vi è un soggetto con D.C.A. pongono una particolare attenzione ai temi dell’aspetto fisico e dell’alimentazione.

 

 

La famiglia come risorsa!

 

Detto questo deve essere chiaro che la famiglia non vada vista come un colpevole!
I familiari devono essere visti come la più grande risorsa che il terapeuta ha per poter aiutare il soggetto che presenta un disturbo del comportamento alimentare.
I genitori dovrebbero essere uno dei referenti primari nella terapia. Dovrebbero essere informati e se ne dovrebbero rafforzare le competenze diventando importanti alleati nel processo di cambiamento.

 

Dott.ssa Cristina Bellucci
psicologa-psicoterapeuta